giovedì 5 aprile 2018
La moralità signore-servo
In questi ultimi anni siamo stati bombardati sui network, da messaggi illusori del tipo “uno vale uno”. Messaggi che con il tempo hanno distorto il significato originario di alcuni valori fondamentali, raccogliendo consenso come frustrazione personale. Pensiamo solo alla filosofia “uno vale uno”, che già la nostra Costituzione repubblicana tutela come principio fondamentale. Ma la stessa cosa non può valere tra un laureato e un operaio, con tutto il rispetto della classe operaia. Qui troviamo la netta differenza di chi dopo un percorso di studi, di conoscenza e sacrifici sui libri, vede sminuito i suoi sacrifici. E’ noto a tutti che la filosofia (nel campo della politica) di Rousseau è un concetto inapplicabile, ma nonostante tutto siamo stati bombardati, per poi scoprire che su questo esiste una “doppia morale”. E qui subentra la moralità signore-servo è un tema centrale nelle opere del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, in particolare nella Genealogia della morale. Nietzsche sosteneva che vi erano due tipi fondamentali di moralità: la morale del signore e la morale del servo. La moralità del padrone pesa azioni su di una scala di conseguenze buone o cattive, a differenza della morale dello schiavo, che pesa le azioni su una scala di intenzioni buone o cattive. Ciò che Nietzsche intende per "moralità" si discosta dalla comune comprensione di questo termine. Per Nietzsche, una determinata morale è inseparabile dalla formazione di una cultura particolare. Ciò significa che il suo linguaggio, i codici, le pratiche, i racconti e le istituzioni sono informati dalla lotta tra questi due tipi di valutazione morale. Per Nietzsche, la morale padrone-schiavo costituisce la base di tutte le esegesi del pensiero occidentale. Mentre la morale degli schiavi valorizza cose come la bontà, l'umiltà e l'amicizia; la moralità del padrone valorizza invece l'orgoglio, la forza e la nobiltà. Oggi ci troviamo difronte a due tipi di onestà, quella del “Signore” rappresentato delle forze politi di governo, e quella del “Servo” rappresentata dalle forze politiche di opposizione. Per circa un ventennio con Berlusconismo gli italiani si sentivano imprenditori, oggi con la crisi sono tutti “moralmente servi”. E la cultura in questi anni che ruolo ha avuto? Quella della crescita di “analfabeti funzionali”, che in nome di un “moralismo servo”, si sono illusi che la doppia moralità, giustifica le proprie frustrazioni.
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